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martedì 5 dicembre 2017

Martin Parr fotografa gli effetti della globalizzazione

Martin Parr, fotografo Magnum dal 1994, utilizza la fotografia per rendere tutti partecipi del mondo nel quale viviamo. I temi da lui maggiormente affrontati sono: il turismo, il cibo, il lusso e gli oggetti del quotidiano.

Carriera ed evoluzione stilistica


Martin Parr si dedica alla fotografia fin da giovane, grazie al nonno fotografo amatoriale, che lo incoraggia a seguire la sua passione. Negli anni ‘70 studia fotografia presso il politecnico di Manchester e nel frattempo partecipa a molti concorsi, alimentando la sua passione. Martin, oggi conosciuto come fotografo irriverente che tratta temi legati alla società medio borghese, aveva iniziato utilizzando il bianco e nero, seguendo l’esempio di Henrì Cartier-Bresson e Bill Brandt. Negli anni ‘80 è diventato evidente che quella non era la sua strada, difatti inizia ad allontanarsi dai “classici” cercando un proprio stile personale e lo trova diventando quasi un "sociologo" della sua società.

The Last Resort: Martin Parr

The Last Resort è il libro che si ritiene abbia lanciato la la sua carriera. Uscito durante il governo della Thacher, raffigura la borghesia britannica di quegli anni. Uno dei punti fondamentali della sua fotografia è l’ironia che serve a far riflettere, a strappare una risata amara, mettendo in luce il trash, il grottesco, l’ipocrisia della società contemporanea. Non tutti sono d’accordo sul fotografo, c’è chi definisce le sue opere crudele voyeurismo, mentre altri come una splendida satira sullo stato della Gran Bretagna. Per ottenere questo effetto satirico, Parr, crea accostamenti innaturali, che rendano evidente il paradosso quotidiano, come, ad esempio i gabbiani che mangiano patatine fritte rovesciate a terra, ripresi molto da vicino e con la bandiera britannica che sventola nello sfondo, qui troviamo altri elementi che caratterizzano i suoi lavori: come la vicinanza ai soggetti, la saturazione del colore e l’utilizzo del flash anche di giorno.



Martin Parr può comunque essere definirlo un reporter, in quanto i suoi scatti sono testimoni del nostro tempo: “La gente ordinaria e i posti qualunque ispirano in me la stessa passione che porta altri fotografi a raccontare guerre, carestie ed epidemie: io, però, preferisco andare nel supermarket della mia città”.


gabbiani che mangiano patatine

ricchi che mangiano

Uomo in sovrappeso con fritto e birra















Donna che prende il sole vicino a una ruspa


























Fonti: http://bit.ly/2AtMnkA

mercoledì 13 settembre 2017

Franco Fontana: l'invenzione del colore

Franco Fontana non sceglie i colori, sono loro che si servono di lui. Difatti, già negli anni ‘50, quando lavorava in un negozio di parrucchieri, la sua specialità era la tintura. Oggi, può essere considerato uno degli inventori della moderna fotografia a colori.


franco_fontana_sdraiato_sul_divano_immerso_nei_libri


Franco Fontana: il rapporto tra colore e paesaggio


Per sua fortuna, quando iniziò a scattare negli anni ‘60, il bianco e nero imperava nel mondo della pellicola e le sue scelte venivano quasi considerate eretiche. Questo lo fece distinguere dal resto della produzione del tempo. Una delle sue prime esposizioni risale al 1963,  anno in cui il fotografo si aggiudicò uno spazio alla Terza Biennale Internazionale del Colore a Vienna. In una recente intervista, Fontana ribadisce come “l’arte non accetta quello che si vede, ma vuol far vedere l’invisibile. Il bianco e nero parte avvantaggiato, è già invenzione. Il colore bisogna invece reinventarlo, interpretarlo.” Ma come si fa ad interpretare i colori? Secondo Fontana dobbiamo slegarli dal loro utilizzo di semplici attributi (la panchina è rossa) e pensare invece a cosa suscitano in noi. Quindi è fondamentale per il fotografo entrare a contatto con gli elementi del paesaggio.


Bianco e nero, luci e ombre


Nella mostra visitabile a Palazzo Madama fino al 23 ottobre, non ci sono solo i paesaggi, ma anche le ombre. Il bianco e nero non era molto amato dal fotografo modenese, ma Ralph Gibson gli propose di collaborare a un libro che si sarebbe intitolato Contact: Theoryi cui colori principali erano proprio il bianco e il nero. Questo pose qualche dubbio al Franco colorista convinto, ma riflettendo sul da farsi arrivò alla conclusione che il bianco e il nero si definiscono per contrasto, come luci e ombre. Fu così che nacque il progetto Presenza assenza.

In conclusione il lavoro di Franco Fontana è di interpretare la realtà secondo il suo punto di vista e mostrarcelo. Come diceva Vladimir Majakoskij: “L’arte non è lo specchio in cui il mondo si riflette, ma un martello per forgiarlo”.  E il martello di Fontana è la fotografia, grazie a lui guardiamo dei paesaggi che da soli non avremmo potuto vedere.

albero_immerso_nei_campi


Fonti foto: facebook.com/francofontanaco
                 facebook.com/DgTalesRaccontiDigitali